Dove sono i Folli nei Cooolli?

30 agosto 2018

Ci sono delle storie che ci rapiscono fin da quando facciamo i primi passi su questo pianeta chiamato da noi Terra, tra queste romantiche storie fantastiche c’è quella categoria, a me più cara per i più diversi motivi, ossia quella che racchiude le storie riguardanti i folletti e la loro vita tra i boschi.

Castelletto di Rocca Pendice, veduta.

Il bosco più vicino a Padova è quello che si trova sui Colli Euganei, meta prediletta per la ricerca di fotografie particolari.

In questi luoghi camminare fa sempre bene, in ogni stagione, perché si trova ogni dove la vita in miniatura. 

Si colgono sfumature tra i resti dei tronchi con le radici ancora ben interrate, decorati da fessure d’ogni forma, ottime tane per ragni e animaletti, oppure per Folli folletti.


Se si sta a testa china, nel sottobosco, lungo i sentieri, si possono scorgere diverse tipologie di aperture, anche quelle create dal Sole e dalla pioggia.  La terra si apre con fessure che ricordano i tagli di Lucio Fontana o i sacchi bruciati di Alberto Burri.



In questi momenti di completa armonia con la natura si sente il battito del cuore aumentare d’improvviso come se fosse un innamoramento adolescenziale, per poi tornare ad un ritmo cadenzato e costante, un moderato, ma non troppo.



Quello che sorprende chi da anni prova a meravigliare il prossimo con le proprie opere pittoriche, fotografiche, scultoree, poesia e quant’altro, è che nella natura, senza sforzo alcuno, c’è già tutto, ma come spesso capita, chi passa non vede, allora la macchina fotografica e un po’ di sensibilità aiutano a portare tanto bel materiale artistico già fatto e completo, agli occhi dell’altro.


Tutto è ovunque e tutto è nel respiro intenso degli alberi, del muschio, delle foglie caduche, nei rametti spezzati, tra le ragnatele bagnate  dalla rugiada.

Tra le sfumature accurate degli ossidi verdi, ciani, marroni, viola.

Una tavolozza con colori irripetibili, difficili da descrivere con le parole.

Colori misteriosi e ombrosi.



Alla fine del viaggio tra i rifugi dei folletti, non resta che fermarsi, riposare e contemplare l’infinita saggezza della natura, sotto le radici di un vetusto albero, che sfida ogni irregolarità del terreno per poter sopravvivere e dare ombra al meschino esploratore.