Ottomaggio

8 maggio 2018

È mattina inoltrata, prendo la bicicletta e con la mirrorless di mio padre presa in prestito mentre lui si gode la giornata al mare, vado verso il centro della mia città.
Padova, città che ormai conosco a memoria, ogni strada, senza ricordarne il nome, ma so arrivarci.
Pur vivendola, ogni volta si presenta a me in modo diverso, probabilmente perché io sono diverso ogni volta.
Vado verso la Porta Portello, che in questa giornata si presenta colma di studenti, delle facoltà vicine, intenti a prendere il sole, fumarsi una sigaretta, a guardare il cielo auspicando che il tempo si fermi e non si appresti a tornare al suo ritmo costrittivo.

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È difficile vedere dentro lo schermo della macchina, con tutta la luce proveniente dal Sole, fa nulla, so che le masse vanno inquadrate rispettando le regole dei terzi, la sezione aurea, e le regole prospettiche imparate in tanti anni di pittura e guida alla lettura dell’opera della storia dell’arte.

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Scatto, mi muovo, trovo un albero che sembra una amante intento ad aspettare l’ora migliore sulla riva del Piovego per baciar se stesso.
Poi ancora, il solito ponte del Portello, ma vado sul pontile dove attraccano sporadicamente le “gondole” patavine. Vedo degli ostacoli, mi nascondo dietro, meglio essere ombra in questa luce, nessuno ti nota.
click… click…
Composizione perfetta, sensazione nello stomaco intensa, sarà la fame? Può essere, ma vado avanti.


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Il mio appuntamento galante con lei deve attendere, è ancora intenta ad ascoltare il collegio docenti. Bene, fumo una sigaretta, alzo lo sguardo al cielo, e cerco, ma cosa?
Quello che già c’è, la grandiosità intensa dell’universo in tutte le sue forme, anche in quella più degradante della vita umana, sempre alla ricerca di un senso dove il senso non c’è.
Guardo attorno, tanti individui, ma oggi non è giornata per fotografare l’uomo, è l’ideale per sentirsi parte del tutto, anche dell’urbanistica cittadina.


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Ed ecco che inserisco nelle foto degli elementi di disturbo, fuori fuoco, come spesso siamo noi all’interno della vita rispetto all’ altro, ci siamo, ma è come non esistessimo.
Eppur nella composizione tutto viene equilibrato, quindi anche il disturbo è parte fondamentale della vita, nella comunicazione all’altro.


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Fantastico, sono un bambino con il suo gioco, pronto a usarlo, capirlo, smontarlo e a farne uno diverso. Perché? Perché sono curioso, come è la natura umana, mai ferma alla routine, la noia è la morte, ma la morte è affascinante.


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Quindi, click…
Ha un senso?
Il senso del costruire sul se una forma bidimensionale, quel che so è che lei è arrivata, le parole ore si fermano, e comincia la danza…
Un passo, un altro.
I piumini che sembrano neve…


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